
Il delay è un effetto molto potente, che può far semplicemente “sedere” la chitarra nel mix, oppure può diventare un vero e proprio strumento, integrando il risultato compositivo stesso. Che sia un semplice slapback in stile anni ’50 per dare profondità al suono, oppure un effetto “invadente” e ritmico come usava, tra gli altri, The Edge, il delay è magico e può creare dipendenza!
I primi delay erano a nastro e vennero introdotti negli anni ’50. Veniva proprio registrata e poi replicata in tempo reale una piccola porzione di esecuzione. Questi antenati dei moderni pedali erano grossi, pesanti, delicati e il suono dell’effetto dipendeva molto dall’usura del nastro. Venivano usati principalmente in studio di registrazione, ma divennero anche parte integrate della strumentazione di alcuni guitar hero degli anni ‘70 come Jimmy Page e Eddie Van Halen, anche grazie al preamplificatore interno che poteva agire da booster: parliamo in particolare del leggendario Maestro Echoplex EP-3, introdotto nel 1970.
Nel corso degli anni ’70 però la tecnologia cercò di semplificare le cose ai musicisti: ecco allora che nacquero delay a pedale con il chip bucket brigade device (BBD), introdotti nel 1969 da Philips. Questi pedali, come l’Electro-Harmonix Memory Man (1976) o l’Ibanez AD-80 (inizio anni ’80), permettevano, in una soluzione ancora totalmente analogica, di avere ripetizioni che andavano a inscurirsi gradualmente, conferendo un suono caldo e avvolgente e che manteneva il suono asciutto della chitarra “a fuoco”.

Arrivò poi la rivoluzione digitale: già nei primi anni ’70 Eventide aveva messo in produzione dei delay basati su tecnologia digitale (l’Eventide DDL 1745 uscì nel 1971), ma fu negli anni ’80 che queste macchine presero definitivamente piede in forma di rack. Modelli come il Roland SDE-3000 (1983) o il TC Electronic 2290 (1985) offrirono ripetizioni cristalline e la possibilità di regolare con precisione chirurgica il tempo di ritardo, aprendo nuove frontiere nel sound design.
Negli ultimi 30 anni invece si è tornati con forza ai pedali e i produttori hanno mirato a migliorare le macchine digitali, per renderle in grado di emulare con sempre maggior realismo i nastri e i BBD, dando così ai chitarristi la possibilità di avere a disposizione in un pedale relativamente piccolo il calore del suono analogico, ma contemporaneamente la flessibilità di un digitale come la funzione tap tempo o la possibilità di salvare dei preset.

Si è arrivati a dei grandi classici moderni come il Line 6 DL4 (1999) o l’ormai inscalfibile Strymon Timeline (2011), ma anche a soluzioni più compatte ma comunque estremamente flessibili come il Mako D1 di Walrus, o pedali con un’interfaccia più semplice ma al tempo stesso molto realistici come quelli proposti da Universal Audio.
Un’altra innovazione molto interessante degli ultimi anni sono i delay analogici che vengono però controllati digitalmente, per avere a disposizione il tap tampo su un circuito basato sul bucket brigade: esempi celebri sono il Diamond Memory Lane (uscito nella sua prima versione nel 2005) e l’MXR Carbon Copy Deluxe (2017).