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Gli equalizzatori a pedale

16 Maggio 2025 Guide

Un pedale spesso sottovalutato è l’equalizzatore. Può venire spontaneo pensare che, essendoci già una sezione di equalizzazione sull’amplificatore, non serva, oppure che sia qualcosa di ridondante da controllare. Eppure, è comune vederne nelle pedaliere dei grandi professionisti.

Questo perché il controllo sulle frequenze è cruciale per far funzionare il nostro suono in un contesto di “mix” e spesso può servire cambiare quali frequenze tagliare o aumentare in determinati momenti delle canzoni e dei brani.

L’esempio più comune, e quello probabilmente più desiderato da noi chitarristi, è quello dell’assolo. Per “bucare il mix” non sempre basta più volume, ma serve più volume nelle frequenze giuste, quelle chitarristiche, come i medi nella fascia 800-1500 Hz.

A volte invece può servire solo tagliare dei bassi che altrimenti andrebbero in contrasto con il territorio del basso e della grancassa, rendendo meno intellegibili tutti gli strumenti e rovinando dunque il risultato finale dell’intero gruppo. Oppure ancora, qualcuno vorrà avvicinarsi al suono di un amplificatore o una chitarra che non possiede o che non ha potuto portare con sé in una determinata occasione.

Ci sono dei booster e degli overdrive che fanno già bene questo lavoro, come i classici e celeberrimi Klon (e relativi cloni più accessibili economicamente) e Tube Screamer, che hanno un suono che spinge nella gamma media e rendono quindi le parti soliste più “vocali”.

Tuttavia, se un chitarrista volesse maggior versatilità e la possibilità di compiere interventi più “chirurgici”, la scelta più opportuna sarebbe proprio un equalizzatore.

Quelli a pedale, pensati tendenzialmente per i chitarristi, si dividono in due famiglie: gli equalizzatori grafici (la soluzione più comune) e quelli parametrici.

I primi offrono un numero variabile di potenziometri dedicati a una certa frequenza e vanno ad agire su quella, chiaramente tagliando o aumentando anche le frequenze più prossime. Esempi famosi di equalizzatore grafico sono il Mooer Graphic G (con cinque frequenze), oppure gli MXR, presenti in due varianti: a sei o a dieci bande. Un altro equalizzatore grafico famoso è il Boss GE-7, che alcune aziende come XTS di Nashville modificano per avere controllo sulle frequenze che contano di più per la chitarra.

Gli equalizzatori parametrici sono invece decisamente più rari nel formato a pedale e prendono spunto dalle macchine e i plugin da studio. In questo caso le frequenze su cui agire possono essere meno, ma non saranno “preconfezionate” dal produttore: saranno invece selezionabili dal musicista, spesso potendo decidere anche il Q, cioè la larghezza della “campana”. Questo permette di decidere se abbassare o alzare una frequenza specifica in modo molto preciso, oppure se agire su una gamma più larga di frequenze. Uno dei pedali più famosi e potenti che offrono questa possibilità è l’Empress ParaEQ, ma anche Ibanez recentemente ne ha messo in commercio uno più economico, nella linea Pentatone.

In conclusione, l’equalizzatore non è un pedale per tutti: è abbastanza complesso e serve esperienza e consapevolezza per usarlo nel modo più opportuno e sfruttarne tutte le numerose potenzialità. A volte però, se non si inizia a provare, non si impara nemmeno!