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Il routing degli effetti: come collegare i pedali per chitarra

19 Gennaio 2025 Guide

Di solito chi comincia a comprare effetti per chitarra si chiede in che ordine collegare i vari pedali, come comporre la propria catena. Spesso si legge sui forum o sui gruppi social qualcuno che chiede questa fatica domanda, sperando di trovare qualcuno di più esperto che possa far luce sull’argomento. Altrettanto spesso, però, si leggono persone che ripetono a filastrocca una catena effetti, come se fosse una regola assoluta. Ebbene, non è così! O almeno non sempre, non in maniera immutabile e soprattutto (e qui già tocchiamo il nòcciolo della questione) non se non è quello che cerchi tu!

Infatti, la prima regola è che tu devi essere soddisfatto del risultato e questo si ottiene attraverso diverse prove e tentativi. Certo, poi la catena “standard”, quella della filastrocca di cui sopra, spesso e volentieri funziona per la maggior parte di noi e quindi può essere un ottimo punto di partenza.

Secondo noi, la grossa discriminante in questo discorso è il “pre” o “post” distorsione. Deve essere chiaro che ciò che verrà messo prima degli overdrive o distorsori, verrà “schiacciato” dalla compressione che il suono distorto porta intrinsecamente al segnale. Mentre gli effetti che saranno collegati dopo, andranno invece ad agire in modo “pulito” su un segnale più ampio e con una quantità di armonici molti maggiori: saranno quindi più evidenti ed enfatizzati.

Per esempio, nella già citata filastrocca, le modulazioni andrebbero dopo gli overdrive (quindi nel loop effetti dell’amplificatore, se sfruttiamo la saturazione di quest’ultimo), però non è così scontato: Eddie Van Halen ha reso celebri il phaser e il flanger (pensiamo a brani come “Unchained”, per esempio) e li usava collegandoli direttamente all’input dell’amplificatore, che era anche la sua fonte di overdrive. Van Halen usava addirittura il delay direttamente nell’ingresso della testata! Questa è stata probabilmente una scelta dettata dai limiti tecnici del tempo (gli amplificatori hanno iniziato a integrare i loop ad anni ’80 inoltrati), ma se non avesse funzionato bene, non li avrebbe sicuramente usati così. E infatti, parlando di anni più recenti, Steven Wilson usa i ritardi direttamente nell’input di un amplificatore che porta a saturazione.

Altri esempi? Moltissimi ritengono che il wah-wah debba essere il primo pedale in catena: Jimi Hendrix, quindi ancora una volta il chitarrista che ha reso celebre l’effetto in questione, lo usava dopo il fuzz.

Come ultimo esempio vorremmo riportare il posizionamento del tremolo, il quale è una modulazione e quindi molti probabilmente danno per scontato che vada messo prima dei ritardi: negli amplificatori Fender degli anni ’60, il tremolo era collegato dopo il riverbero, aumentandone così l’effetto, perché andava ad agire anche sulla coda del riverbero stesso oltre che sul suono della chitarra (e infatti ci sono diversi pedali che propongono in un’unica soluzione riverbero e tremolo, come il White Whale, l’Hydra e il Flint, ed escono di fabbrica con la modulazione impostata dopo il ritardo).

Ecco, anche qui, questo non vuol dire che sia giusto così in assoluto, però pure questo esempio ci dà un punto di vista diverso dallo standard. Standard che speriamo di aver dimostrato non essere tale.